.
Annunci online

zemzem
 
 
10 ottobre 2008
Bufera sulla norma salva-manager Tremonti la blocca: via o me ne vado

 ROMA - C' è un precedente. Il ministro dell' Economia Giulio Tremonti ha minacciato pubblicamente di andarsene un' altra volta, l' 11 luglio di sette anni fa: nel caso in cui non fosse stato centrato l' obiettivo «del pareggio di bilancio nel 2003». Sappiamo com' è andata. Due mesi dopo crollavano le Torri gemelle e quel proposito finiva automaticamente nel dimenticatoio. Ma anche la seconda minaccia, lanciata ieri dal ministro in Senato («O va via quell' emendamento o va via il ministro dell' Economia») è destinata a restare senza effetto: perché quell' emendamento andrà certamente via. Si tratta di una norma infilata in Senato nel decreto per il salvataggio dell' Alitalia, che solleva da responsabilità penali gli amministratori di società in stato di insolvenza, ma che non siano fallite. L' ha scovata una inchiesta di Report, la trasmissione di Milena Gabanelli su Raitre. E l' anticipazione di questa notizia, comparsa ieri sul quotidiano Repubblica, non poteva che scatenare un putiferio. Anche perché, secondo il giudice Giuseppe Cascini, segretario dell' Associazione nazionale magistrati, questo piccolo emendamento potrebbe avere come conseguenza «l' abrogazione dei reati fallimentari commessi da Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti». E alla domanda della Gabanelli se «la norma potrebbe valere anche per Cesare Geronzi», imputato in un filone del processo Parmalat, il magistrato ha risposto «ovviamente». Il presunto colpo di spugna ha fatto gridare allo scandalo Antonio Di Pietro, mentre il ministro dell' Economia Tremonti ne chiedeva l' immediata abrogazione da parte della Camera, bollando quell' emendamento, lui che fu il politico più determinato nel denunciare le responsabilità per i crac Cirio e Parmalat, come una mossa «fuori dalla logica del governo». Affermazione che rende a questo punto inevitabile una domanda: ma allora da dove è saltata fuori quella norma? L' autore materiale, eccolo. Si chiama Angelo Maria Cicolani, deputato del Pdl. Era lui il relatore di maggioranza, insieme a un altro collega di partito: Antonio Paravia, salernitano, titolare dell' omonima ditta di ascensori, che ha condiviso l' emendamento. E non è stato l' unico. L' emendamento è stato infatti condiviso, a sentire Cicolani, pure dall' esecutivo che ora l' ha sconfessato. «Tanto è vero», precisa, «che il governo ha dato parere favorevole». Precisa il parlamentare del Pdl che «ben tre ministeri, Trasporti, Lavoro e Tesoro, hanno seguito il provvedimento. Ci sono state continue riunioni con vari uffici legislativi e posso garantire che i tecnici governativi erano perfettamente al corrente della questione». Al punto che qualcuno, soprattutto nell' opposizione, non esclude che l' iniziativa («una cosa di cui non ero a conoscenza», ha dichiarato ieri il premier Silvio Berlusconi) sia partita proprio dalle stanze del governo. «Tutto comincia», racconta Cicolani, «dopo l' audizione del commissario dell' Alitalia Augusto Fantozzi. Ricordiamo che la Cai aveva appena ritirato l' offerta e Fantozzi era molto preoccupato. Era stato nominato commissario liquidatore, ma aveva anche l' esigenza di continuare a garantire fin quando possibile il servizio pubblico, e questo lo avrebbe potuto obbligare a usare le risorse in modo discrezionale. Per esempio pagando alcune fatture, come quelle del carburante, a scapito di altre, per esempio quelle dei diritti aeroportuali. Scelte che lo avrebbero esposto a rischi anche di natura penale, per cui aveva bisogno di una manleva». Ma se il paracadute doveva servire per il solo Fantozzi, per quale motivo estendere la manleva penale a tutti quanti? «Perché altrimenti», spiega ancora il relatore, «la norma sarebbe stata anticostituzionale. Certamente ci muoviamo su un binario difficile e scivoloso.... Aggiungo che quando l' emendamento è passato in Senato nessuno ha fatto una piega. Nemmeno nell' opposizione» (anche se ieri Di Pietro ha affermato: «Denunciammo il lodo-Geronzi diverse settimane fa ma restammo inascoltati»). Se però ora verrà cancellato, come dice Tremonti, «non sarà un dramma. La vicenda Alitalia è risolta e il ruolo di Fantozzi è rientrato nella normalità», sostiene Cicolani. Che comunque contesta l' interpretazione di Cascini: «La norma non salva chi ha falsificato le carte, perciò non è applicabile ai casi Cirio e Parmalat». E promette: «Ma se fosse così sono pronto a incatenarmi al portone della Camera, cospargendomi il capo di cenere».

Sergio Rizzo, Corriere della Sera, 10 ottobre 2008




permalink | inviato da zemzem il 10/10/2008 alle 23:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
settembre        novembre




        clic




     
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.



1 click