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25 ottobre 2008
Gelmini, nessun passo indietro e con gli studenti salta il dialogo

Il Messaggero, Maria Lombardi, 25 ottobre 2008


I primi colloqui si consumano in una manciata di minuti. I rappresentanti degli studenti in lotta entrano al ministero di viale Trastevere ed escono subito, senza nemmeno accettare l`invito di Mariastella Gelmini a sedere al tavolo per discutere: lei ferma a difendere la bontà del- la sua rifonna, loro immobili nel replicare le ragioni della protesta. Il dialogo arriva alla fi- ne, quando si presentano in giacca e cravatta i portavoce degli uiversitari "amici" del governo e parlano di «confronto sincero». Un tavolo riuscito solo a metà, quello convocato dal ministro dell`Istruzione per raccogliere la voce dei ragazzi delle associazioni e spiegare il suo punto di vista.

«Mariastella parla con noi», la martellante cantilena che un megafono diffonde sulle scalinate del ministero fa da sottofondo alle dichiarazioni dei ragazzi sul mancato confronto.

Lei, Mariastella. la sfida l`ha accettata, ma non riesce ad ammorbidire la protesta. «Bisogna cambiare - ripete agli studenti delle sigle che fanno parte dei forum delle associazioni invitati a viale Trastevere - in Italia non si spende poco, ma si spende male». E via con i numeri, quelli già noti: 94 università in Italia, più 320 sedi distaccate, 37 corsi di laurea con un solo studente, 5.500 insegnamenti e nemmeno un ateneo del nostro paese tra i migliori 150 del mondo. Ce n`è abbastanza per imporreun cambiamento. «Ragazzi, la scuola e l`università così come sono vi soddisfano?», chiede ammiccante la Gelmini. Nessun cedimento però sulla linea, le nonne sono quelle. No, che non ci piace questa scuola e questa università, la risposta dei ragazzi è unanime. Ma quelli che la sfidano nelle piazze (Uds, Udu, Rete) aggiungono: questa riforma ci piace ancora meno.

«Egregio ministro, ci sentiamo costretti a manifestare tutto il nostro malessere per questo tardivo, fittizio e strumentale giro di consultazioni». Comincia così la lettera che Roberto lovino, a nome dell`Unione degli studenti (una sigla di sinistra «a ispirazione sindacale») consegna al ministro. «Non ci siamo seduti al tavolo», racconta il coordinatore nazionale sudato nel suo pullover rosso. «Le abbiamo detto che il dialogo si potrà aprire solo dopo che avrà ritirato i provvedimenti». E cioè, il decreto legge 137 e la legge 133.

Resta in piedi di fronte la Gelmini, anche Federica Musetta, rappresentante dell`Unione degli universitari. La stessa cosa fanno i portavoce della Rete degli studenti medi ed universitari. Espongono i loro dubbi, i ragazzi della Fuci (uni- versitari cattolici) che non condividono «il metodo e i tagli».

Elegante in un abito grigio, Giovanni Donzelli, presidente nazionale di- Azione universitaria, vicina all`ex An, spiega che lui al tavolo si è seduto perché condivide «rivoluzione del merito, trasparenza, tagli dal momento che nelle università ci sono troppi sprechi». E la protesta? «Non l`appoggiamo, anzi ci scandalizza vedere i rettori e i prof con gli striscioni e gli studenti che si lasciano strumentalizzare così». Il loro slogan, «meno atenei, più università».

Non siamo contro il ministro, dicono quelli di Azione studentesca, «ma contrari al 7 in condotta».

E mentre a viale Trastevere si facevano prove di dialogo, nel resto d`Italia la protesta andava avanti con occupazioni, autogestioni, lezioni all`aperto e cortei. Raduno di studenti al Circo Massimo, a Roma, e poi sit-in al Senato e Montecitorio, dove il fisico Giorgio Parisi fa una lezione: «Oggi Eistein sarebbe un precario».


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permalink | inviato da zemzem il 25/10/2008 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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