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zemzem
 
 
19 aprile 2009
E' stato il labrador!
 IL CITTADINO E LO STRAPOTERE DELLA RETE
I diritti e i serpenti di Internet
La Commissaria per l'informazione sostiene che la Rete «può trasformar­si in
giungla». Troppo tardi: lo è già.

La lussemburghese Viviane Re­ding, pettinatura e piglio tha­tcheriano, va in
video su Inter­net e lancia l'allarme sui peri­coli di Internet. Non è un'inco­erenza.
La Commissaria per la società del­l'informazione sostiene che, se non
fac­ciamo qualcosa per controllare le «tecno­logie invadenti», la Rete «può
trasformar­si in una giungla». Troppo tardi: lo è già. Starne fuori?
Impossibile: dentro la giun­gla, oggi, c'è la velocità e la varietà del
mondo. È bene però conoscerne i perico­li. Non tutte le bisce sono pitoni,
infatti, ma troppi pitoni fingono d'essere bisce. Internet ha vent'anni. Era
il 13 marzo 1989 quando al Cern di Ginevra il ricerca­tore inglese Tim
Berners-Lee mise a pun­to il progetto sul trasferimento dati attra­verso
«ipertesti». Marco Pratellesi, nel suo «Mediablog», riferisce il commento di
Mike Sendall, capo di Berners-Lee, davanti alla nuova invenzione: «Vaga ma
eccitante». Tale è rimasta, in fondo. Come la giungla.
La signora Reding - racconta Luigi Offeddu in altra pagina - se l'è presa
con due fenomeni, entrambi in espansione. Il primo è la «pubblicità
comportamenta­le». Chi raccoglie le nostre abitudini in re­te? Come le usa?
A chi le vende? Per far cosa? Ci ha chiesto il permesso? Eppure le regole
europee sulla privacy sono chia­re: le informazioni su una persona posso­no
essere usate solo col suo consenso. A me non l'hanno chiesto. A voi? Alla
Commissione, giustamente, non piace neppure che Facebook, MySpace e gli
altri social network usino i dati perso­nali in maniera disinvolta. «Almeno
i pro­fili dei minorenni devono essere nascosti e resi inaccessibili per i
motori di ricer­ca!», protesta la Commissaria. Difficile darle torto, ma
qualcuno lo fa. Francesco Storace, segretario de «La Destra», ha dichiarato
ieri: «L'attacco del­la Commissione Ue a Facebook lascia ca­pire in che
razza di Europa ci troviamo. Burocrazie irresponsabili vogliono limita­re la
libertà di comunicare nella Rete». La speranza è che l'uomo di Cassino non
abbia capito che qui è un casino. Sarebbe contento, l'ex ministro della
Sanità, di sa­pere che le sue conversazioni, le sue fre­quentazioni e magari
le informazioni sul­la sua salute (deducibili dalle ricerche su Google) sono
a disposizione di chi le vuol comprare?
Tra anarchia e censura esiste un'im­menso territorio che una società matura
deve esplorare e organizzare. Il momen­to che stiamo attraversando è
psicologi­camente bizzarro: passiamo dall'inco­scienza allo spavento, senza
fermate in­termedie (Kipling avrebbe detto: tipico della giungla). Lo
spettacolo della Rete è così affascinante che pochi di noi rifiuta­no di
parteciparvi. I nuovi mezzi sono tal­mente rapidi, efficaci e economici -
giù le mani dalle email gratuite - che sem­bra folle non approfittarne. Ma
quest'eu­foria s'accompagna alla disattenzione, e la disattenzione provoca
incidenti. Ne ci­to alcuni tra i più comuni. Un gruppo di neuroscienziati
del Brain and Creativity Institute della University of Southern California
spiega che «ci vuo­le tempo, calma e spirito riflessivo per prendere
decisioni in situazioni che ab­biano una valenza morale: nell'era di
Fa­cebook e di Twitter si rischia di prendere cantonate in termini etici».
Domanda: quanti hanno messo in rete blog inoppor­tuni? Quanti pensano che le
proprie im­magini su Facebook possono essere uti­lizzate da un'azienda, in
vista di un'assun­zione o di un licenziamento? Però acca­de: e se sono
immagini di sbronze e bac­canali, la prima sarà più difficile, il secon­do
più probabile.
Esempio numero due: banale, ma so­cialmente letale. Il fatto è realmente
acca­duto. Sono ospite, devo scrivere un pez­zo con urgenza, il padrone di
casa, corte­semente, mi accompagna al suo compu­ter personale. Mi metto al
lavoro, voglio ritrovare un sito appena visitato, cerco nella cronologia e
trovo un'assidua fre­quentazione di siti porno che contraddi­ce le posizioni
udite a cena. Certo: può essere stata la madre novantenne o il la­brador, ma
è improbabile. Esempio numero tre. Quanti di noi si preoccupano di sapere
cosa resta delle mail che spediscono? In Finlandia è pas­sata la «Lex
Nokia», che permette alle aziende di monitorare le mail dei dipen­denti,
rintracciando mittenti, destinatari, orari e dimensione degli allegati (non
di leggerle, però). Sicuri che la vostra azien­da non possa fare
altrettanto? E che solo il pudore di un tecnico impedisca ai vo­stri amori
clandestini di finire su qualche sito?
Il nostro passaggio nella giungla lascia tracce: di solito ce ne accorgiamo
troppo tardi. Le norme sulla diffamazione - che gli infami, di solito, usano
benissimo - sono difficili da applicare sulla Rete. Esistono sentenze,
naturalmente, ma so­no sempre costrette a inseguire. L'infor­mazione su
Internet è più facile e libera: questo è bello. Ma la calunnia viaggia più
veloce: questo è grave. Siti come Wikipe­dia hanno creato lodevoli forme di
auto­controllo interno: ma un'informazione maliziosa o sbagliata - in quella
che è oggi la più consultata fonte biografica - può provocare danni, se non
viene corret­ta in fretta. A me è andata bene: mi han­no solo
temporaneamente affiliato a un gruppo religioso che avevo spesso critica­to,
prima che la notizia venisse rimossa. Forse sono stati loro: non mi
volevano. Chiudo con un'altra nota personale. Nel 1979 partivo per
Bruxelles: sei mesi di stage alla Commissione per preparare la tesi di
laurea sulla «protezione dei di­ritti fondamentali nelle Comunità
Euro­pee ». Per le ricerche ho potuto usare una nuova macchina chiamata
computer (in facoltà a Pavia non c'era). Mai avrei im­maginato che, trent'anni
dopo, diritti fon­damentali e computer sarebbero tornati a trovarmi, da
Bruxelles. Insieme, ma a ruoli invertiti: non più la macchina al ser­vizio
dei diritti, ma i diritti al servizio del­la macchina.

Beppe Severgnini, Corriere della Sera, 15 aprile 2009



permalink | inviato da zemzem il 19/4/2009 alle 16:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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