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zemzem
 
 
19 aprile 2009
Mi è venuta in mente una battuta, così, non c'entra niente:Il mio guaio è che non credo in Dio e per questo lui mi odia.
 Dalla parte delle vignette

Vauro sospeso e Santoro «riequilibrato». Sono le decisioni del nuovo
direttore generale della Rai a una settimana dalla puntata di AnnoZero che
ha indignato molti, compreso chi scrive, perché ha voluto processare lo
Stato a macerie ancora calde, dando prova non di cattivo giornalismo ma di
cattivo gusto. Santoro e i suoi inviati non hanno criticato l'azione dei
soccorritori, come sostengono alcuni critici. Hanno denunciato l'assenza di
un piano preventivo di soccorsi.
Ma il farlo mentre i soccorsi erano in atto e centinaia di persone
rischiavano la pelle per salvarne delle altre è parso a molti, compreso a
chi scrive, l'ennesima prova del distacco abissale fra certi intellettuali
di sinistra e la percezione della realtà. Una mandria di rinoceronti sarebbe
stata più sensibile.
Eppure, delle due sanzioni assunte dalla Rai, una lascia esterrefatti e l'altra
suscita perplessità. Cominciamo dalle perplessità. In astratto si può essere
d'accordo con l'intenzione di «riequilibrare» un programma palesemente
squilibrato. Ma in cosa si tradurrà questo riequilibrio in concreto? Il
monologo iniziale di Travaglio sarà sostituito da uno di Sgarbi? Santoro
girerà per lo studio senz'audio, doppiato da Emilio Fede? Seriamente:
«riequilibrio» significa che gli inviati di AnnoZero dovranno impegnarsi a
intervistare i vigili del fuoco e i rari casi umani ancora sfuggiti alle
telecamere degli altri centoventisette programmi che hanno infilato i loro
denti aguzzi nella Immane Tragedia dispensatrice di audience?
Nessuno si faccia illusioni. L'obiettività è una chimera: la stessa
intervista, trasmessa ad AnnoZero e, poniamo, a Porta a Porta, cambia
completamente significato con una musica, un montaggio e un «cappello»
introduttivo differenti. I fatti non sono mai separabili dalle opinioni, per
la semplice ragione che i fatti sono opinioni, a seconda dell'ordine e del
modo in cui vengono apparecchiati. Perciò l'unica garanzia di obiettività
non è una trasmissione plurale, ma una pluralità di trasmissioni. Poiché
siamo in Italia, finirà all'italiana. Santoro ribadirà di non aver voluto
offendere, ma solo indagare le cause delle disfunzioni organizzative. I suoi
amici diranno che AnnoZero dà voce ai mal di pancia di una minoranza che non
si riconosce nel cloroformio dei grandi partiti e non ha altre piazze
televisive a disposizione. I suoi avversari ribadiranno che Santoro è
fazioso e in malafede. E si andrà avanti così, ciascuno convinto di avere
ragione e di essere una vittima.
A lasciare esterrefatti è invece la sospensione di Vauro. La sua vignetta
sull'aumento di cubatura dei cimiteri, esibita in coda ad AnnoZero,
offendeva la sensibilità di chi aveva appena perso una persona cara. Ma non
era un articolo di fondo. Era una vignetta. Quando gli estremisti islamici
si sentirono offesi da quelle su Maometto, molti di coloro che oggi plaudono
alla sospensione di Vauro erano in prima fila, addirittura in tv a canotta
sguainata, nel difendere la libertà di espressione. Le vignette sono un
porto franco. Non possono soggiacere ad alcun vincolo, nemmeno a quello del
buon gusto (che, se peraltro venisse applicato sul serio, porterebbe alla
chiusura dell'80% del palinsesto televisivo). Il guaio è che, come insegna l'Undici
Settembre, le catastrofi provocano sempre, di riflesso, un irrigidimento del
potere. L'altra sera, a Ballarò, persino una battuta innocua di Crozza ha
ricevuto la risposta sussiegosa del ministro Maroni («In un momento così
tragico...»). Ecco, in un momento così tragico bisogna difendersi dalla
prosopopea e dalla retorica. E quindi difendere anche il diritto alle
battute di dubbio gusto, chiunque sia a pronunciarle: un presidente del
Consiglio come un vignettista del manifesto.

Massimo Gramellini, La Stampa, 16 aprile 2009



permalink | inviato da zemzem il 19/4/2009 alle 16:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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